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27 aprile 2023

Bersani: Le mie lenzuolate? Vi spiego da dove venne fuori il termine

Tutti le ricordano ma nessuno sa perché scelsi quella parola.

Da Il Fatto Quotidiano del 24 aprile 2023

“Nessuno sa da che cosa venga fuori il termine “lenzuolata” ma lo ricordano tutti. È una cosa incredibile. Chi si occupa di comunicazione deve studiare questo fenomeno”. Così Pier Luigi Bersani, intervenendo all’evento modenese “Markets for people”, incluso in un ciclo di dibattiti organizzato dalla Commissione europea, menziona le sue celebri “lenzuolate” liberalizzatrici, che tra il giugno del 2006 e l’aprile del 2007 aprirono al mercato diversi settori dell’economia italiana, fino ad allora non sottoposti alla concorrenza, e introdussero importanti novità come la portabilità del mutuo, la cancellazione dei costi di ricarica dei telefonini e la nascita delle parafarmacie.
 
Bersani spiega perché ricorse alla parola “lenzuolate” nel pacchetto di liberalizzazioni che presentò da ministro dello Sviluppo economico del governo Prodi II: “C’è il riferimento ai tazebao del ’68 e alla protesta degli abitanti di Parma contro lo scandalo urbanistico della città negli anni ’70. In quell’occasione la gente appese delle lenzuola in fila, ciascuna con un diverso argomento, ma tutte mirate a un unico tema: l’urbanistica. E allora ho usato la parola “lenzuolata” per far intendere che su ciascuna di queste lenzuola pulite, libere al vento, una diversa dall’altra, c’erano la telefonia, le assicurazioni, le banche, eccetera, però erano un insieme”.
L'exx ministro sottolinea: “Ho sempre avuto chiaro un concetto: la liberalizzazione è il contrario della deregolamentazione. I mercati nascono fisicamente come luogo delle regole. Quando si è finito di fare il baratto nei boschi, è venuta fuori fisicamente una cosa che si chiama mercato. Via via gli elementi regolativi del mercato si sono resi più complessi, quindi regole di chi poteva accedere ai mercati e regole perché non ci fossero all’interno dei mercati delle posizioni di privilegio, che poi abbiamo chiamato monopolio, posizioni dominanti, barriere corporative“.
 
E aggiunge: “Un mercato regolato bene di per sé è un antidoto alle prepotenze dello Stato ma il mercato regolato deve guardarsi anche dalle prepotenze del mercato stesso. Io le chiamo ‘prepotenze del mercato’, ma guardate che è un qualcosa di più fisiologico. Qualsiasi imprenditore vorrebbe dormire tranquillo di notte, e quindi l’idea di mettersi un po’ al riparo è naturale e comprensibile. Quando però diventa prepotenza organizzata, qui stiamo esagerando. Da questo concetto nascono le cosiddette “lenzuolate”, che ho chiamato così in una conferenza stampa”.
 
Bersani racconta poi alcuni aneddoti risalenti al varo dei suoi provvedimenti e riguardanti la reazione contrariata dei settori economici coinvolti: “Prima di fare la portabilità dei mutui, ero strabiliato dal fatto che ci fosse un meccanismo per cui se andava bene, ci guadagnavano le banche. Se invece andava male, ci perdeva il cittadino. Ma vogliamo scherzare? E naturalmente, quando feci la portabilità dei mutui, urlavano tutti come aquile fuori dalla porta, dicendo che così andavano in rovina le banche. Il giorno dopo gli istituti di credito si misero in concorrenza per concedere i mutui bancari”.
Non fu accolta benevolmente neppure l’eliminazione dei costi fissi per le ricariche delle schede degli operatori telefonici mobili. A riguardo, Bersani cita la visita che nel suo ufficio fece l’imprenditore egiziano Naguib Sawiris, all’epoca patron di Wind: “Si fiondò da me e mi disse che, se fosse stata confermata quella norma, avrebbe dovuto licenziare 500 persone. Io gli risposi che quel colloquio finiva lì, perché un ministro della Repubblica non accetta ricatti. Si alzò e se ne andò. Potrei raccontare una caterva di esempi simili. Ma la gente si sentì interpretata da quelle lenzuolate”.
 
Bersani precisa infine: “Purtroppo ‘liberalizzazione’ è anche una parola malata. Quando usi la parola ‘liberalizzazione’ per i voucher e per il subappalto a cascata, tu non difendi il cittadino dalle prepotenze del mercato. Al contrario, difendi le prepotenze del mercato. Io davvero vado giù di testa quando sento chiamare con le stesse parole due cose che per me sono stellarmente distanti”.

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